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COS’È IL COVID 19
COVID-19 è la sigla che indica la malattia da nuovo coronavirus: “CO” sta per corona, “VI” sta pervirus, “D” è l’iniziale di disease (malattia in inglese) e 19 si riferisce al 2019, l’anno della comparsa.
Si tratta di un virus respiratorio che appartiene alla grande famiglia dei coronavirus (CoV); il nome deriva dalla presenza di punte a forma di corona sulla superficie della particella virale. 
I comuni coronavirus del passato sono già entrati in contatto con la popolazione che ne risulta in buona parte immunizzata da vaccinazioni o anticorpi formatisi naturalmente. Essi possono causare nell’uomo patologie respiratorie più o meno gravi (raramente): dal raffreddore a polmoniti virali non gravi, a, in pochi casi, sindromi respiratorie più serie come la MERS (sindrome respiratoria mediorientale) e la SARS (sindrome respiratoria acuta grave).
Il COVID 19 è invece comparso di recente, e spaventa in quanto, dal momento che è nuovo, il sistema immunitario non lo conosce e non ci ha mai avuto a che fare, e dunque non sa difendersi. In certi casi l’attacco può diventare particolarmente violento e pericoloso, in particolare nei soggetti immunologicamente deboli o immunodepressi, e negli anziani portatori di patologie croniche importanti, se la carica virale con cui si viene a contatto è alta. Il suo alto grado di contagiosità, la potenza virale e la difficoltà a capire come curare la malattia dal momento che è scarsamente conosciuta hanno, per alcune settimane, mandato in tilt le strutture sanitarie territoriali ed ospedaliere in alcune zone d’Italia, nei mesi di febbraio/marzo/aprile.

COME AVVIENE IL CONTAGIO
Le modalità di trasmissione principali del virus da una persona infetta a un’altra sono diverse, in primis il contatto diretto con la saliva, oppure le goccioline di saliva che possono fuoriuscire attraverso colpi di tosse e starnuti (bisogna trovarsi entro un raggio di 1,5-2 metri), ma anche attraverso il respiro,
specialmente se si permane per lungo tempo in una stanza non arieggiata e particolarmente umida. Anche se queste goccioline sono troppo pesanti per rimanere sospese nell’aria a lungo, e dunque cadono rapidamente a terra, se la stanza è piccola e non arieggiata la carica virale che si accumula nell’aria può essere sufficiente ad infettare. Anche le mani se non lavate possono essere contaminate da un colpo di tosse e trasmettere il virus ad altri tramite il semplice contatto (con una stretta di mano ad esempio, e se poi questo seconda persona si porta le mani alla bocca, agli occhi o al naso…).
Il periodo di incubazione, ovvero il tempo che passa tra il contagio e la manifestazione dei sintomi, si stima duri dai 2 agli 11 giorni, fino a un massimo di 14 giorni.

QUALI SINTOMI DÀ
Nelle persone contagiate da COVID 19 che mostrano sintomi, questi sono per lo più sovrapponibili ai normali sintomi influenzali: dolori muscolari, stanchezza, cefalea, raffreddore, febbre, faringite, tosse secca, difficoltà respiratorie, perdita del gusto e dell’olfatto insieme, congiuntivite. In alcuni casi si
possono presentare anche sintomi che riguardano il digerente come nausea, vomito, diarrea.
TROMBOSI PLURIME.

I DIVERSI QUADRI DEI CONTAGIATI
Ecco una descrizione più precisa dei quadri infettivi da COVID 19 in base ai diversi effetti. Alcune persone si infettano ma non sviluppano sintomi. Possiamo ipotizzare che, oltre ad essere sane, giovani e con un sistema immunitario forte, siano venute a contatto con una carica virale di bassa intensità però sufficiente a scatenare la difesa anticorpale; si verifica dunque una situazione simile a quella che si sviluppa in conseguenza della somministrazione di un vaccino.
Sviluppo di un’infezione lieve: un buon numero di persone presenta disturbi analoghi a quelli di un comune raffreddore o di un leggero mal di gola; questi soggetti di solito sono sani e hanno un sistema immunitario molto robusto, e probabilmente la carica virale recepita dal malato con cui hanno avuto
contatto non è stata troppo elevata.
Sviluppo di un’infezione media/seria: nella maggior parte delle persone in cui l’infezione si esprime chiaramente, i sintomi sono quelli di una comune sindrome influenzale con febbre, anche abbastanza gravosi, ma senza necessitare di ricovero ospedaliero. Queste persone di solito hanno un sistema
immunitario sufficientemente forte da poter gestire la patologia con più/meno fatica, senza farla degenerare. Ho visto personalmente individui giovani, in assenza di comorbilità, infettarsi e manifestare sintomi importanti senza bisogno di ricovero, ma comunque con febbre alta e tosse persistente per più di un mese, e l’organismo uscirne molto provato. In questo caso possiamo supporre una fase di deficit immunitario – per le più svariate ragioni – e il contagio arrivato da una persona con carica virale molto alta, con cui si è stati a contatto ravvicinato senza protezioni.
Sviluppo di un’infezione grave molto critica: circa un quarto delle persone con sintomi chiari può sviluppare un’insufficienza respiratoria tale da richiedere il ricovero ospedaliero; frequentemente la persona è in situazione di comorbilità e così debole da non riuscire a gestire la patologia, e per questo
sviluppa sintomi così importanti; nei casi più gravi l’infezione può causare polmonite interstiziale, e presenza di embolia delle arterie polmonari, con difficoltà respiratoria acuta grave, e insufficienza renale. Una quota delle persone infettate soccombe.

FATTORI SPECIFICI CHE FAVORISCONO LA GRAVITA’ DELLA PATOLOGIA DA COVID 19
L’età è sicuramente un fattore favorente. Oggigiorno in quasi tutte le persone anziane si sviluppano infiammazioni correlate all’invecchiamento ed al logorio del sistema immunitario; infiammazioni, nella maggior parte dei casi, di basso grado ma croniche, tenute a bada con farmaci, con perdita di energia vitale. E’ il terreno ideale per l’aggressività del virus.
La comorbilità è forse peggiore dell’età, per questo anche i giovani possono ammalarsi. Le persone in condizioni di comorbilità cronica sono più a rischio di ammalarsi in modo grave, perché il virus viene a contatto con un organismo già indebolito da altre patologie. Dismetabolismo, ipertensione, obesità,
diabete tipo 2, insulinoresistenza, patologie polmonari, cardiovascolari, renali, neurologiche, oncologiche avanzate, immunitarie, infezioni ricorrenti ecc. sono tutti fattori che possono favorire l’attacco virale.
L’assunzione di Ace inibitori (farmaci per ipertensione) costituisce un fattore di rischio dal momento che il virus accede alla cellula attraverso il recettore ACE 2, e nelle persone che assumono Ace inibitori si assiste ad un aumento notevole di questi recettori, con tanti agganci in più. Quindi è chiaro che questi farmaci favoriscono l’insorgere del virus. Avere un livello basso di LDL è rischioso, perché si è più suscettibili di infezione COVID: infatti il
colesterolo LDL ha anche un ruolo antinfiammatorio, e blocca la comunicazione dei microrganismi. Il virus ne abbatte i livelli per replicarsi; l’assunzione di statine (farmaci per il colesterolo) può costituire per le suddette ragioni un fattore di rischio da tenere in considerazione.
Esiste uno studio del Pentagono che sostiene che le vaccinazioni antinfluenzali incrementerebbero il rischio di essere infettati dal Coronavirus del 36%.
L’uso cronico di corticosteroidi, di immunosoppressori e di farmaci anti asma, è incluso nelle condizioni polmonari croniche che possono agevolare l’insorgere della malattia da COVID 19.
Una parte della popolazione potrebbe presentare una sorta di ‘preimmunità’ anche senza essere mai entrata in contatto con il virus, probabilmente per via dell’immunizzazione generata da altri, più banali, coronavirus, come quello del raffreddore. E’ quanto ipotizzato da uno studio di un team di ricercatori
californiani del Center for Infectious Disease and Vaccine Research. Non vuol dire che questi soggetti non possano essere contagiati o non svilupperanno sintomi ma magari saranno più deboli.

PREVENZIONE DEL CONTAGIO – EVITARE/RIDURRE L’ESPOSIZIONE AL VIRUS
A livello governativo e medico viene posto l’accento primariamente sul distanziamento sociale, l’uso delle protezioni e il lavaggio delle mani e delle superfici, che certamente sono importanti. E’ preferibile usare soluzioni antisettiche o detergenti a base di oli essenziali. Usiamo poi la mascherina in modo cosciente, solo dove necessario, ovvero nelle situazioni in cui non si riesca a praticare il distanziamento sociale: all’aperto da soli non dobbiamo temere, il virus non è nell’aria, non c’è niente di meglio che respirare aria pura e non l’aria consumata della mascherina.

PREVENZIONE DEL CONTAGIO – MIGLIORARE LO STILE DI VITA PER OTTIMIZZARE LE DIFESE IMMUNITARIE
In Naturopatia però non dimentichiamo la fondamentale importanza di un altro fattore, al quale non viene dato troppo risalto dai mass media e dalle istituzioni: l’importanza di tenere il sistema immunitario in efficienza. Ciò spesso può fare la differenza, se il soggetto non si è esposto ad una carica virale troppo alta, se è abbastanza robusto, se le condizioni immunosquilibranti non sono state gravi, intense e troppo prolungate.
Il Naturopata considera il benessere dell’organismo nella sua totalità fisica, psichica, energetica e spirituale, e a tal fine valuta le condizioni di vita della persona e le sue abitudini, il suo lavoro e le sue aspirazioni, per correggere tutto ciò che può turbare l’equilibrio dinamico tra i vari organi e sistemi, e tra il sistema interno e l’ambiente esterno. Occorre prediligere uno stile di vita corretto, perché aiuta a mantenere il sistema integro, forte e reattivo, e questo rappresenta la più efficace delle prevenzioni, oltre ad una certa precauzione nel distanziamento.

CONDIZIONI CHE INDEBOLISCONO IL SISTEMA E PORTANO A UNA PERDITA DELL’EQUILIBRIO
Ci sono stili di vita e situazioni nell’esistenza di una persona che possono indebolire molto il suo sistema immunitario; non dobbiamo dimenticare infatti che i vari aspetti di un essere sono così fortemente interconnessi, che un disagio in un ambito può avere una ricaduta su di un altro, come gli studi psicosomatici ci ricordano bene. Gli stress psico-fisici intensi e prolungati, un’alimentazione scorretta (cibi nocivi e vuoti dal punto di vista dei nutrienti, come carboidrati e zuccheri raffinati, che provocano infiammazione all’interno dell’organismo, indebolendo le difese immunitarie), un’eccessiva
scarsità di bevande, un riposo notturno non sufficiente, il consumo di droghe, alcolici, caffè, fumo, farmaci, le frustrazioni sul lavoro, le relazioni personali inappaganti, lo scarso movimento e ossigenazione, i traumi, i lutti: sono tutti fattori che possono rendere vulnerabili, e che il naturopata aiuta a comprendere e a migliorare con l’uso di determinate pratiche e integrazioni. Ad esempio per sostenere l’aspetto psicoemozionale, così provato in questi tempi di restrizioni e paure, ci sono ottimi supporti naturali a disposizione, come ad esempio certe piante o i fiori di Bach.

SITUAZIONI CHE RAFFORZANO IL SISTEMA RIDUCENDO LO STATO INFIAMMATORIO CON CONSEGUENTE MIGLIORAMENTO DELLA RISPOSTA IMMUNOLOGICA
Ecco delle indicazioni di massima sul vantaggio che possiamo trarre dal praticare certe abitudini e usanze, e dallo stare lontani da altre.
E’ molto importante trascorrere del tempo in mezzo alla natura, per respirare aria buona e rinvigorirsi; fare ogni giorno un po’ di attività fisica, come camminate a passo veloce per 20 minuti almeno.
Cerchiamo di mettere in atto dei correttivi alimentari, come ridurre al massimo i cibi animali -specie carne da allevamenti intensivi e trattati con antibiotici-, latticini e derivati, e prodotti confezionati industrialmente; ridurre anche gli zuccheri e le farine raffinate. L’aumento dell’insulina derivato da un’alimentazione ricca di zuccheri e carboidrati, come praticato largamente qui da noi, favorisce i depositi di grasso e contribuisce allo stato infiammatorio cronico, e di conseguenza c’è maggiore suscettibilità alle malattie. Cerchiamo di normalizzare il proprio peso corporeo, mangiando meno se si è in sovrappeso, e masticando bene per facilitare e la digestione.
Cerchiamo di aumentare i cibi vegetali biologici, una buona quantità di verdure, cereali integrali con poco glutine, legumi, frutta fresca e secca, modiche quantità di pesce uova e occasionalmente carne di qualità. Un’adeguata quantità di fibre dalle verdure sostiene il microbiota intestinale, e non
dobbiamo dimenticare che il 70% del sistema immunitario è localizzato nell’intestino. Non scordiamoci di bere abbondantemente acqua o meglio ancora tisane o tè naturali non stimolanti, come bancha o kukicha.
E’ fondamentale dormire almeno sette ore, nel silenzio, lontano da sorgenti di campi elettromagnetici, per recuperare le energie spese e mantenere giovane il sistema.
Cerchiamo di stare quanto più lontani possibile da fumo, caffè, alcolici, droghe, farmaci inutili ma anche dall’uso eccessivo di cellulare, computer, social, tutti vizi e dipendenze nocive. Troviamo tempo per leggere e meditare, fare le cose che ci piacciono e ci gratificano, e anche quelle che rilassano.
E’ molto importante stare bene con se stessi ed essere soddisfatti della propria vita e delle proprie scelte, risolvere i conflitti che man mano incontriamo senza rimozioni, ma anche senza rancore, sviluppando l’amore e l’accettazione e lasciando andare ciò che non serve più, ricordandoci che
siamo l’infinitesima parte di un Grande Amorevole Tutto molto coerente e strutturato, di cui occorre conoscere le leggi.
L’assunzione di funghi medicinali può essere un fattore molto importante per tenere l’organismo in buone condizioni e potenziare il sistema immunitario, dal momento che i funghi controllano le infiammazioni e riducono il rischio di contrarre infezioni virali. I meccanismi di azione dei funghi medicinali sono molteplici, dal potenziamento del microbiota, alla modulazione del sistema immunitario aspecifico, all’azione anti proliferativa diretta nei confronti dei virus, all’ossigenazione del sistema, fino ad arrivare ad un’azione importante sul sistema cardiovascolare. Sceglieremo il tipo di fungo o di miscela in base alle condizioni soggettive e alle tendenze patologiche di ciascuno.
Vitamina C, vitamina D, magnesio e zinco sono sicuramente utili nel proteggere l’organismo dall’infezione da Covid-19. La vitamina C è utile per potenziare il sistema immunitario e ridurre il rischio di contrarre l’infezione. La vitamina D è anch’essa importante per supportare il buon funzionamento del sistema immunitario e proteggere l’organismo da malattie infettive di natura virale o batterica; non è un antidoto al Covid-19, tuttavia una sua carenza è presente nella stragrande maggioranza dei casi gravi tra i contagiati. Il magnesio è un aiuto sinergico alla Vitamina D, perché fondamentale alla sua attivazione. Si è visto che lo zinco è in grado di bloccare l’enzima che permette al virus di replicarsi e di attivare l’infezione. Quindi assumiamo zinco legato a un buon trasportatore come il gluconato che può ridurre il rischio di proliferazione virale quando la carica è bassa (in fase iniziale o preventiva). Ricordiamo che la clorochina, farmaco che viene prescritto quando c’è contagio virale con sintomi, serve ad aumentare la concentrazione di Zinco intracellulare, perché essa si comporta da ionoforo che favorisce l’accesso di zinco dentro la cellula. Con l’aumento dello zinco la carica virale si riduce e si verifica un blocco replicativo.
Oli essenziali e prodotti fitoterapici di alta qualità possono essere molto utili in fase preventiva e nella terapia, insieme ai farmaci, per contrastare i vari sintomi in caso di contagio: gola infiammata, tosse, febbre, raffreddore, respirazione difficoltosa, mal di stomaco, diarrea.

IN CASO DI CONTAGIO
Consultare il medico. I nutraceutici ed integratori sopracitati, affiancati agli appositi farmaci che vengono prescritti per il COVID-19, possono aiutare ad avere un migliore decorso dell’infezione, come si è evidenziato nelle recenti esperienze sul campo.

CONSEGUENZE CRONICHE DA COVID 19
Circa il 30% di guariti da Covid-19 si trasformano in malati cronici, colpiti soprattutto da difficoltà respiratorie, a causa del permanere di polmoniti interstiziali in porzioni di polmone. Le polmoniti sono conseguenza di piccoli coaguli di piastrine, detti trombi bianchi, che impediscono lo scambio di
ossigeno e anidride carbonica tra gli alveoli e i polmoni.
Altri pazienti registrano seri danni ai reni, o problemi al cuore o al sistema cardiovascolare per il resto della loro vita, o comunque duraturi. Anche il sistema nervoso viene toccato dalla malattia. Tutti gli organi sono a rischio col Covid-19. In generale le persone fanno fatica a recuperare energie.
E qui possiamo fare un ottimo lavoro con i funghi curativi, con gli oli essenziali e con i fitoterapici, per ridurre queste incidenze croniche – e in taluni casi eliminarle – e per ritornare al benessere pre-malattia.

Autore: Cinzia Cornacchini
Naturopata, Riflessologa, Specializzata in Medicina Tradizionale Cinese

ATTENZIONE! le informazioni contenute nel sito sono consigli e non sono destinati a definire una diagnosi medica o un trattamento terapeutico. Si raccomanda pertanto di consultare il proprio medico curante in caso di necessità.